THROUGH THE LOOKING GLASS


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Cipro, 2013

Per il Fondo Monetario Internazionale, prima del 2008, Cipro stava attraversando “un lungo periodo di forte crescita e bassa disoccupazione, e le finanze dello stato erano in buona salute”.

Nel 2013 la crisi.

La crisi economica di una nazione colpisce per primi i suoi abitanti e attraverso le vetrine delle centinaia di negozi e attività commerciali chiuse o fallite durante i mesi della crisi è possibile vedere cosa c’è oltre le parole, spesso difficili e lontane, che vengono usate per descriverla: Troika, Pil, Tasso di disoccupazione, Austerity, European Stability Mechanism, Debito pubblico, Fiscal compact, Bailout, Default.
La crisi di Cipro è dovuta alla convergenza di più fattori:
il coinvolgimento delle banche cipriote nella crisi dei debiti greci, il mancato controllo statale sulle banche e un deficit pubblico difficilmente ripianabile.

Sembra che nel 2011 il totale delle operazioni svolte dalle banche cipriote, tra prestiti e investimenti in titoli di stato greci, sia stato pari all' 835 % del PIL di Cipro; con la crisi greca le banche di Cipro hanno perso l’80 % dei soldi che avevano investito.
Il governo di Cipro ha chiesto aiuto a Mosca (il legame di Cipro alla Russia è strettissimo: sull’isola, i russi residenti sono oltre 50 mila e stime indicano in 19 miliardi di euro i depositi di cittadini russi nelle banche cipriote, e nel complesso, grazie anche al segreto bancario e a diversi vantaggi fiscali, i capitali russi ammontano a 43 miliardi d’euro, 27 dei quali proverebbero da attività illegali) ottenendo un finanziamento di 2,5 miliardi di euro. Ma questi soldi non sono bastati.

Cipro allora si è rivolta alla Cina, chiedendo 1,5 miliardi di euro. Anche questo prestito è stato insufficiente.
Così alla fine nel giugno 2012 Cipro ha chiesto aiuto finanziario all’Unione europea.
A fine aprile 2013, il parlamento di Cipro ha approvato a stretta maggioranza il piano di salvataggio negoziato con la Troika (UE-BCE-FMI) per evitare il fallimento, che prevede un prestito di 10 miliardi di euro a patto che Cipro avesse sottoscritto sia il trattato del "Fiscal compact" che un "Memorandum of Understanding", cioè un impegno ad adottare una serie di misure economiche, per risolvere i suoi problemi di bilancio, e a trovare altre risorse monetarie.
Per trovare altri soldi, il governo di Cipro è ricorso ad un prelievo forzoso sui depositi bancari: il 37,5 % sui conti oltre i 100mila euro.
Inoltre il piano prevedeva la messa in liquidazione della seconda banca dell'isola, la Laiki, nonché l'aumento delle tasse, la riduzione del personale nel settore pubblico e la privatizzazione delle imprese pubbliche.
A marzo c’erano stati 12 giorni di chiusura continuata delle banche sull’isola, i prelievi di contante erano stati limitati a 300 euro al giorno a persona, così come i trasferimenti all’estero che non potevano oltrepassare i 5.000 euro al mese e chi doveva lasciare il Paese non poteva portare con sé oltre 1.000 euro in contanti.

Le conseguenze di queste decisioni sull'economia e sulla società cipriota sono state piuttosto prevedibili: indebolimento del sistema bancario, rigore imposto dalla troika, forte contrazione dell'economia e aumento della disoccupazione.
Spaventate dagli avvenimenti le imprese non investono più, le famiglie consumano lo stretto indispensabile e l'attività economica è in caduta libera.
Oggi a Cipro si registra la più forte recessione dell'intera Unione europea, davanti alla Grecia. Nel 2013 il Pil è sceso del 5,2 % su base annua. Il tasso di disoccupazione, che in marzo raggiungeva già la cifra record del 14,9 %, ha continuato ad aumentare e ora è del 19 %.
"Molti dubitano dell'efficacia del programma della Troika, perché non si capisce da dove possa venire la crescita. L'uscita dalla moneta unica rimane quindi possibile, perché se la situazione dovesse degradarsi ulteriormente un numero sempre più grande di ciprioti vorrà tornare alla lira cipriota, che tutti ricordano come una moneta stabile".

Un elemento positivo sarebbe la possibilità di sfruttare le riserve di gas scoperte di recente al largo di Cipro. Ma per gli esperti bisogna prevedere da cinque a sette anni perché questa risorsa produca degli utili. Un periodo di tempo troppo lungo per evitare che un'altra generazione di ciprioti, dopo quella che ha vissuto la guerra del 1974, finisca nella spirale della disoccupazione e della povertà.
Cipro conta circa 850mila abitanti, divisi in due etnie, greco-cipriota e turco-cipriota, che condividono molti costumi ma mantengono identità ben distinte, basate sulla religione (ortodossa o musulmana), sulla lingua (greco o turco) e sui legami con la Grecia o la Turchia.
La Repubblica di Cipro ottenne l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1960. Tre anni dopo scoppiarono violenti scontri tra la comunità cipriota turca e quella greca. Dal 1974 l’isola è di fatto divisa in seguito a un colpo di Stato, sostenuto dai colonnelli fascisti che allora comandavano in Grecia, e il successivo intervento dell’esercito turco. Nonostante i numerosi sforzi compiuti per riunificare il Paese, Cipro rimane tuttora divisa in una parte meridionale (greco-cipriota) e nella Repubblica Turca di Cipro del Nord, riconosciuta solo dalla Turchia.
In vista dell'adesione di Cipro all' Unione Europea, nell'aprile del 2004 si è svolto un referendum, in cui i due gruppi etnici sono stati chiamati a pronunciarsi in merito alla riunificazione del paese. Mentre tra i greco-ciprioti i favorevoli alla riunificazione sono stati solo il 24 %, tra i turco-ciprioti si è dichiarato favorevole il 65 %.
Poiché l'esito di questa consultazione è stato negativo, solo la parte greca dell'isola ha potuto aderire all'Unione Europea e, dal 2008, adottare l'euro come moneta.

Seguendo la strada per la quale sono già passati la Grecia e il Portogallo, Cipro, piccolo paese abituato in questi ultimi decenni a un livello di vita elevato e a ignorare le crisi e la povertà, sta scoprendo oggi una realtà del tutto diversa. "Tutti gli strati della popolazione, dai più umili ai più ricchi, sono interessati da questa situazione. Tra i più poveri le difficoltà e la disperazione hanno raggiunto un livello che non si ricordava più dai tempi dell'invasione turca del 1974".




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