SOME SOMETHING IN THE TIME OF CRISIS


Viviamo in tempi di crisi. questo è certo. ma la vediamo? e se si, è possibile fotografare qualcosa che possa parlare di essa? è possibile fotografarla senza essere didascalici, senza emettere giudizi, dunque senza inseguire segni fin troppo lampanti?
con il proseguire dello scattare mi sono reso conto che stavo sempre più fotografando una certa atmosfera di crisi. non la crisi.
non facevo altro che fotografare il contenitore (vuoto, per cui l'assenza di persone, o di forme associabili a persone, se non pochi "fantasmi" di passaggio) delle nostre esistenze in questi tempi, che di crisi lo sono, lo sappiamo. lo viviamo e non fanno altro che dircelo.
ecco allora che i posti che sono raffigurati nelle foto sono lo sfondo in cui proseguono le nostre vite. oserei dire il teatro. con le sue quinte, le sue scenografie. teatri vuoti, perché è appena finito qualcosa. oppure sta per cominciare l'ennesima replica.
una liturgia urbana, un teatro umano, uno scenario ai passi che compiamo.
legata alla difficoltà di rappresentare un concetto del genere è la tecnica, dello sfocato, che ho scelto come linguaggio.
lo sfocato parla delle difficoltà mie a fotografare un tema simile, e parla anche di un paesaggio, in cui l'uomo non c'è ma è presentissimo, che svanisce, perlopiù di senso.
di significato per l'uomo stesso.


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Culle
di Fabrizio Allione

Oh, Padre, mi tenevi in braccio e mi dicevi che la carne è l'unica casa che abiteremo, camminavo scalzo sulle pietre mentre ripetevi Questa è la terra, eri un profilo nero controluce, ho compreso cos'è la grazia, il perdono, il sangue: ora so di non avere colpe. Alzeremo palazzi, costruiremo strade, verseremo cemento, innalzeremo templi e lasceremo ogni cosa incompiuta a imitazione del Dio che ci ha creati, dimenticheremo il futuro, fabbricheremo un nuovo passato: uno in cui potremo non provare vergogna, sentirci generati, entreremo nella mortead occhi aperti, sarà meraviglioso. Elizabeth. Elizabeth, mi credi? Elizabeth, te lo prometto: un giorno saprò dirti cos'è il tempo. Elizabeth, l'eternità è alle nostre spalle. Ti guardo in faccia e sai cosa vedo?, Di che parli?, So esattamente che tipo d'uomo sei: uno col cazzo moscio, uno che sa maneggiare grammatica e sintassi per aggiustare il tiro della propria presenza anonima, tu non hai significato. Dimmi che non è così. Non puoi. Ecco, impara ad osservarli, porta la sedia alla finestra, mettiti comodo e fermati: vedi, non sono che macchie di essere dai contorni irregolari, si muovono disordinati, sono grumi di materia disgregata, nascono e si riproducono e muoiono, una parentesi d'esistenza che danza nel vuoto che li ha generati: attraversano uno spazio che non gli appartiene e non esiste, sono spruzzi d'entropia, entropia del nostro essere, noi li conteniamo ed essi ci contengono, materia e antimateria, capitale e lavoro: ricordatelo, non sono persone, sono dispersione, sono oblio. Marco. Davide. Alice. Enrico Berlinguer è vivo. Quando non esiste un futuro, non può esistere il peccato. Cammina su questa strada, fai attenzione ai segni in cui l'umanità ha risparmiato se stessa, è fragile, stai in equilibrio, cerca, lavora, cadi, rialzati: il mondo è un'idea a venire, quello che viviamo è solo la prefazione di un libro da scrivere. Stai parlando di speranza? Dammi una definizione di speranza. Tu sei un uomo buono, tu non sei niente. L'evoluzione ti cancellerà. L'evoluzione ti ha già cancellato. Stai parlando di speranza? Quello che abbiamo da offrire a nostra discolpa: bisogno di salvezza, transustanziazione, Sclerosi Multipla, David Foster Wallace, Marvel Comics, Trattamento di Fine Rapporto, Btp, Pulp Fiction, Emilio Fede, Thomas Mann, MeinKampf, Fukushima. Non puoi continuare a vivere escludendo l'imperfezione, l'asimmetria, il contagio, la disfunzione, la malattia. Non resisterai perché non sei in grado di contenere le distanze e il loro opposto, Dio e la sua negazione, l'essere umano, la complessità: l'equilibrio è il sottoinsieme meno custodito dell'universo. Mi ami, Michael? Voglio provarci. Mi basta. Sono nelle tue mani. Non sei nelle mani di nessuno. Non ho paura. Voglio provarci. L'unica cosa di cui ho paura è la morte. Non puoi avere paura della morte. Tu non sai niente della morte. Come faccio a capire che mi ami? Viviamo per sempre. Ho fatto finta che andasse tutto bene, ma non è così, non sono stato io a stabilire qualità e quantità del tempo che mi è stato concesso, voglio vivere per sempre e so come farlo: l'immortalità è una scelta di vita, un'ipotesi tra le più comuni. No? Lei danzava in mezzo alla strada, io e papà eravamo seduti alla fermata del 34 barrato, lui le diceva di stare attenta, Mamma, la chiamavo, indossava il vestito di flanella leggero che le faceva i fianchi più stretti, le macchine le passavano affianco suonando i clacson, le caviglie: Dio, non le ho più viste in nessuna donna caviglie come le sue, credevo che si alzasse in volo da un momento all'altro, sorrideva, la ricordo felice: s'è distesa a terra come dovesse far l'amore. Andare, tornare. Semplice. Io sono Thomas Pynchon. Papà. Sì. Tienimi stretto. Noi non ci tocchiamo. Ti prego. Alzati. Sono qui, sono tuo figlio. Pier Paolo Pasolini, lavoro. Sai: l'ho tenuta per mano, abbiamo camminato nell'ombra dei pini, siamo tornati a casa, abbiamo fatto l'amore, si è addormentata nuda, ho aperto la finestra e ho lasciato che il rumore della città riempisse il nostro spazio, per un attimo ho avuto l'illusione che l'umanità fosse una sola famiglia, ho messo una mano sul grembo e l'altra sul seno gonfio: mia figlia, non farò i tuoi errori, io saprò proteggerla. Stai morendo e non c'è niente che può salvarti, nessun libro a darti pace, nessuna fede a consolarti: hai vissuto senza prepararti a questo. Ecclesiastico 6,10-12: Ciò che è, già da tempo ebbe il suo nome e si sa cos'è un uomo: egli non può competere con chi è più forte di lui. Le molte parole aumentano la delusione e con quale vantaggio? Chi sa quel che all'uomo convenga durante i giorni della sua caliginosa esistenza, per farsene come un riparo? Chi può dirgli cosa avverrà dopo di lui sotto il sole? Non possiamo più invecchiare. Affronta ciò che vedi, fidati solo dei tuoi occhi, non seguire il desiderio, abbandonati, non sperare: abbi coraggio. Perché perché essi han paura dell'inferno l'ho capito subito che non sapeva cos'è il corpo di una donna mamma hai le braccia tornite questomi ha detto su a Villa Borghese sì ha detto così abbiamo preso un gelato oh Dio chi voglio gabbare qui è tutto maledettamente triste un paese di innumerevoli contrasti d'innesti Ungaretti non voglio morire sola questo è quanto voglio che la vita mi attraversi sperare credere amare devo farlo guardavo giù in piazza del popolo che hanno paura dell'inferno ma non mi farò contagiare io so di essere più forte mi ha messo una mano sul fianco e si è allungato sulla schiena e ha sussurrato qualcosa all'orecchio che non ricordo non potevo immaginare la prima volta chemi sono spogliata niente di peggio ho avuto paura avrei urlato sai quanto detesto la mia voce sapevo solo che non avevo altra scelta che accettare tutto questo sono una donna che non sa fare altro che servire ubbidiente il mistero della vita. Nel bene e nel male, sei mio fratello: starò al tuo fianco. Ecco, questo abbiamo da darti: un mondo pieno di cose non finite. Eravamo impreparati ed è solo colpa tua. Elizabeth. Ma cos'ha la loro vita che non va?


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