GONE TO THE DOGS - Collettivo Domino


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Collettivo Domino

La storia

Italia,1939. Il regime fascista arresta, scheda e manda al confino centinaia di persone in tutto il paese, quasi esclusivamente uomini, perché omosessuali. Di questi interventi repressivi si sa poco o niente, gli storici non li hanno affrontati e l’argomento è sempre stato taciuto. Abbiamo deciso di dedicarci al particolare caso delle Isole Tremiti, raccontato nel saggio “La città e l’isola” (Gianfranco Goretti e Tommaso Giartosio). Il libro ripercorre gli arresti del 1939 nella città di Catania, che culminarono con la più ampia operazione di confino sull’Isola di San Domino, Tremiti. Qui gli arrusi, come si definivano in dialetto, i pederasti, come vengono etichettati nei documenti, o femminielli, come vengono ricordati dagli abitanti dell’isola, rimasero per più di un anno.

La vita quotidiana era sottoposta a regole, censure, divieti, sempre sotto il controllo delle forze dell’ordine. Gli arrestati erano quasi tutti analfabeti e per lo più sarti, operai, contadini, qualche impiegato, qualche insegnante. In colonia vivranno tutti nei cameroni comuni.
Il confino degli omosessuali in epoca fascista fu un’opera di segregazione e repressione svolta nel massimo silenzio. A questo silenzio contribuirono anche le vittime e gli abitanti dell’isola che vi avevano assistito. Non ci sono più arrusi rimasti in vita e gli anziani di San Domino, che al tempo erano bambini, sembrano non ricordarsene molto bene. “Si vestivano da donna, facevano molte feste, alcuni coltivavano i campi, altri facevano i sarti o i barbieri”.
Alcuni abitanti dell’isola addirittura non sanno (o fanno finta di non sapere) del confino degli “amori invertiti“. L’unico segno di memoria é una targa commemorativa: poche righe, volute da Vladimir Luxuria, incise, quasi nascoste, su una parete del municipio.

I documenti

La ricerca di tracce ha avuto un punto di svolta con la consultazione dell’Archivio Centrale di Stato. Tra molti documenti generici troviamo un appiglio, un elenco di nomi scritti a mano nel 1939: i primi omosessuali confinati a Tremiti, un primo sbarco di una sessantina di uomini, quasi tutti catanesi. All’epoca non esisteva un vero e proprio reato di “pederastia” e gli omosessuali venivano condannati per “reati di diritto comune”. Questo rende più difficile la ricerca: i loro fascicoli sono persi nel mare di documenti di tutte le persone che ebbero a che fare con la Polizia fascista. Anarchici, comunisti, disertori. Poi, finalmente, arriviamo a loro, gli “apolitici” confinati per pederastia. Sede di confino San Domino, Tremiti. Nei faldoni impolverati troviamo una grande quantitá di fogli: la denuncia, i verbali degli interrogatori; poi la condanna, il referto medico come prova “scientifica” della colpevolezza, telegrammi dall’isola, ricorsi e lettere dei parenti. Queste ultime sono tante, scritte con calligrafie incerte o da professionisti, inviate e rinviate a tutte le più alte cariche del regime, compreso lo stesso Mussolini. Tutte hanno lo stesso intento: la supplica della scarcerazione del confinato, per presunta innocenza, pentimento, grave malattia e qualsiasi motivazione possibile. Poi una dettagliata scheda personale. Dopo aver letto tanto su di loro, le fotografie ci rivelano i volti dei nostri arrusi: appena fatti prigionieri, ignari di cosa stia per succedergli, guardano fisso in macchina. Incontriamo i loro sguardi carichi di stupore, incredulità, vergogna e paura.
Capiamo così che questi documenti diventeranno parte fondamentale del nostro lavoro.

L’isola

“Se non ci si arriva da turisti, San Domino puó mettere paura”.
Le Tremiti hanno una lunga vocazione carceraria. Federico I di Borbone utilizzó l’abbazia sull’isola di San Nicola per deportarci i malviventi.
Gli anni trenta e quaranta furono l’epoca d’oro delle Tremiti come colonia, che grazie alla presenza dei confinati e delle forze militari, venne fornita dal Duce di esercizi commerciali e villette con giardino. Gli anziani abitanti delle Isole ricordano con nostalgia quei tempi di ricchezza e abbondanza. Vennero portati sulle isole prima i confinati politici, sull’isola di San Nicola. Poi gli omosessuali a San Domino, isola più impervia e selvaggia. Non dovevano mescolarsi con i liberi cittadini e nemmeno con chi aveva commesso altri “crimini”. Attorno a loro occorreva creare il vuoto.
Il confino a Tremiti fu vissuto diversamente dalle due tipologie di condannato: il confinato politico possedeva una forma di consapevolezza, di libertá; il pederasta, invece, è spesso inconsapevole e subisce la propria condanna, che non è imputabile a un’ideologia ma alla propria natura.
La posizione del confinato omosessuale è a volte anche contraddittoria, perchè i pochi che dichiarano una fede politica, forse per pura convenienza, sono proprio fascisti.

Le Tremiti sono eredi di un particolare senso di solitudine e desolazione. Il simbolo delle isole è la diomedea, un uccello marino simile al gabbiano che prende il nome dall’eroe greco e che rappresenta i compagni che piangono la sua scomparsa. Ha un canto strano, che si sente solo di notte e che ricorda il pianto di un bambino, o il miagolio di un gatto in amore.
A San Domino c’erano solo i pini, gli scogli, il muro, il mare. In fondo all’isola si arrivava a un faro, dove a volte si potevano avere fugaci incontri sessuali con i marinai di guardia. Lí si era davvero fuori dal mondo. Questo isolamento aveva una duplice valenza per i confinati: da una parte l’esclusione e la prigionia, ma dall’altra una certa libertà. A casa bisognava stare sempre attenti a non essere scoperti, mentre qui “potevi fare quello che volevi, tanto ormai eri in prigione.”
Oggi le Tremiti sono un luogo di vacanza. Dei cameroni dove i confinati dormivano non rimane nulla. Noi a Tremiti ci siamo stati in autunno, quando le isole sono vuote e anche i sub ritornano sulla terraferma. I traghetti diminuiscono e le isole tornano alla loro natura originaria, desolante e desolata.

“É qualcos’altro che mi ha colpito. Una frase che lui si é detto al momento dello sbarco (…): “mi feci il segno della croce e dissi: qui ci portano in pasto ai cani.”





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